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L’antica collina, che secondo alcune fonti letterarie antiche fu sede delle imprese di Ercole contro i Giganti Leuterni, svela un altro tesoro archeologico, testimoniando la ricchezza della storia del territorio di Giuggianello, dalla preistoria all’età moderna.

Nel corso dei lavori di restauro e valorizzazione della chiesa rupestre di San Giovanni, nell’ambito del progetto “Chiese rupestri", finanziato dalla Regione Puglia, sono emerse due delle sepolture di epoca medievale poste in prossimità dell’ingresso del piccolo monumento ipogeico, proprietà del Centro di Cultura Sociale e Ricerche di Giuggianello.

L’intervento, diretto dalla Soprintendenza (SABAP) di Brindisi e Lecce, ha messo in evidenza due tombe scavate nella roccia, contenenti i resti scheletrici di tre individui. 

La prima sepoltura, occupata da un inumato di età compresa tra i 16 e i 20 anni, conteneva un unico oggetto di corredo, una tazza in ceramica, oltre ad alcune piccole vertebre di pesce, sparse tra il torace e il bacino.

Lo scavo della seconda tomba, invece, ha messo in luce un inumato di età adulta in posizione supina, associato alle ossa disarticolati di un altro scheletro, un individuo giovane, i cui resti furono accantonati, insieme ai frammenti di una brocca acroma, forse nel momento in cui occorreva dare spazio alla nuova e ultima sepoltura.

La forma della fossa, scavata nel banco di roccia tenera, è riconducibile al tipo “antropomorfo” e potrebbe ricordare alcuni esempi del XIII-XIV secolo indagati in vari contesti del Salento, tuttavia, per una definizione cronologica più precisa, si attendono ulteriori approfondimenti sui reperti associati e sui resti rinvenuti.

La piccola chiesa rupestre, comunque, è databile tra il X e  la seconda metà del XII secolo in base, rispettivamente, al rinvenimento di un follis dell’epoca di Costantino VII (905-959) e dell’imperatrice Zoe (880 ca.-920), recuperato durante i lavori di svuotamento della cavità alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, e alle caratteristiche materiali e stilistiche dei pochi lacerti di affresco superstiti al suo interno.

Saranno proprio questi elementi pittorici di epoca bizantina l’oggetto dei prossimi interventi, attraverso azioni mirate di pulizia e restauro delle superfici che daranno nuova vita al repertorio iconografico del monumento.

 

Senza dubbio, gli ultimi ritrovamenti ampliano i dati in nostro possesso e confermano le tracce individuate nell’area a seguito di indagini non invasive preventivamente condotte a partire dal settembre 2023, restituendo la fisionomia di un luogo di culto medievale dedicato a San Giovanni, cui era associato un non vasto sepolcreto, che saranno un elemento costitutivo per la memoria identitaria della piccola comunità di Giuggianello fino ai nostri giorni.

I Dettagli dei Rinvenimenti

Gli scavi, condotti dall'archeologo Luigi Coluccia sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza (SABAP) di Brindisi e Lecce, hanno rivelato la presenza di un giovane individuo nella prima tomba (accompagnato da una tazza in ceramica integra) e di una sepoltura multipla nella seconda tomba (con una brocca frammentata). I rilievi georadar indicano che potrebbe trattarsi di una piccola necropoli rurale associata alla vita del luogo di culto ipogeo tra il X e il XIV secolo.

Le due tombe risultano scavate nel banco di roccia tenera calcareo e presentano un orientamento coerente ovest sud-ovest / est nord-est, tipico delle sepolture cristiane coeve. Le indagini preliminari tramite georadar hanno inoltre evidenziato ulteriori tracce nel sottosuolo che fanno ipotizzare la presenza di una piccola necropoli rurale legata alla chiesa.

La Tomba 1 presenta una caratteristica forma ellittica allungata ascrivibile alla tipologia delle fosse "antropomorfe". Al suo interno ospitava lo scheletro di un individuo in posizione supina con gli avambracci incrociati sul torace. L'esame preliminare dei resti ossei (mancata saldatura delle cartilagini ed esigua usura dentaria) suggerisce che si trattasse di un individuo giovane non ancora maturo, probabilmente un ragazzo di sesso maschile di età inferiore ai 18-20 anni. Tra i piedi dell'inumato è stato recuperato l'unico oggetto di corredo: una tazza integra in ceramica acroma con una piccola ansa cilindrica. Sono state inoltre raccolte piccole vertebre (forse di pesce) tra il torace e il bacino, potenziali tracce di offerte alimentari.

La Tomba 2 situata a circa 90 centimetri a nord della T. 1 e di dimensioni leggermente maggiori (circa 2 metri di lunghezza), ha rivelato una sepoltura multipla con dinamiche di riutilizzo della fossa. Conteneva i resti in connessione anatomica di un individuo adulto (presumibilmente di sesso femminile) adagiato sopra la cosiddetta "riduzione" di un occupante precedente più giovane. Le ossa di quest'ultimo erano state accuratamente spostate e accumulate lungo i lati e ai piedi della fossa per fare spazio alla nuova deposizione. Come corredo, tra le ginocchia dell'inumata, sono stati recuperati i frammenti di una brocca in ceramica acroma con ansa verticale.

Inquadramento Storico e Cronologia

La datazione esatta del complesso cimiteriale è tuttora oggetto di analisi, ma si inserisce pienamente nelle vicende storiche della chiesa rupestre di Monte San Giovanni. Sebbene la fondazione dell'ipogeo sia stimabile tra il X secolo (supportata dal ritrovamento in passato di una moneta bizantina di Costantino VII e Zoe) e la fine del XII secolo (sulla base degli affreschi), l'architettura delle fosse richiama direttamente confronti con altre sepolture salentine del XIII-XIV secolo (come a Tricase e Ruggiano).

L'intervento è stato reso possibile grazie ai fondi di cui all'Avviso pubblico della Regione Puglia, per il finanziamento di interventi per la tutela e valorizzazione delle chiese rupestri.

DIPARTIMENTO AMBIENTE, PAESAGGIO E QUALITÀ URBANA - SEZIONE TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO.

INTERVENTI PER LA TUTELA E VALORIZZAZIONE DELLE CHIESE RUPESTRI PRESENTI SUL TERRITORIO REGIONALE AI SENSI DELL’ART. 48 COMMA 1 DELLA LEGGE REGIONALE 30 DICEMBRE 2021, N. 51. ANNUALITÀ 2022. - COMUNE DI GIUGGIANELLO - CCSR ODV ETS.

Follis
Denaro Tornese
5 centesimi Re Vittorio Emanuele II
10 centesimi Re Umberto I
5 cent. Re Vittorio Emanuele III

La donazione del 1990

Durante i lavori di sistemazione e pulizia del 1990 furono rinvenute cinque monete molto interessanti dal punto di vista storico. La più antica è il Follis, chiamato comunemente Follaro, di bronzo e raffigurante Costantino VII vestito con il "loros" in greco λῶρος (lunga sciarpa con pietre preziose che si avvolgeva sulle spalle per ricadere davanti con una banda, mentre l'altra dietro la vita era raccolta sull'avambraccio. Tipico dell'imperatore e dell'imperatrice, ndr) con corona e croce e, al suo fianco,  Zoe. La moneta è di bronzo ed è stata coniata a Costantinopoli nel periodo 914-919 ed è una tipica moneta bizantina equivalente a 40 nummi.

L'altra moneta rinvenuta è il denaro tornese, in bassa lega d'argento è stato emesso per la prima volta agli inizi dell'XI secolo dall'Abbazia di San Martino a Tours in Francia. Coniata dal principato di Acaia (conosciuto nel Medioevo anche con il nome di Principato di Morea, fu uno stato vassallo dell'Impero Latino esistito dal 1210 al 1432, nel contesto delle crociate con il saccheggio di Costantinopoli e la spartizione dell'Impero Bizantino da parte dei principi dell'Occidente cristiano). Questa moneta inizia a  transitare  sul  suolo  italico  in  mano  ai  numerosi  pellegrini e crociati  che  si recano dalla Francia in Terra Santa. Le altre tre monete rinvenute abbracciano un arco temporale che va dal 1861 al 1927/28 e risalgono, pertanto, al Regno d'Italia.

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